giovedì 6 marzo 2008

L'Insostenibile Diversità dell'Essere

Il mio desiderio di Africa era iniziato tanto tempo fa, forse 8 anni fa, attimo più attimo meno, a causa di quel primo amore che non si scorda mai. Nonostante a volte credo che sia stato precedente anche a quello, come se si fosse manifestato ancora prima, come un impulso-ricordo irrazionale. Perseguitandomi. Fino ad oggi, ossia fino a quando, per una serie di eventi e “coincidenze” ho deciso di venirci a vivere in questa Africa!

Perché? Tutti mi chiedono.

Per Amore…ma questa è un'altra storia.

Mi ritrovo ora quindi davanti a una scelta di vita che prende forma nei giorni che si susseguono, incredula io stessa della forza che sta assumendo davanti alle infinite possibili strade che invece avrei potuto percorrere e che…e che non ho preso.

Ma c’è un pensiero che martella la mia testa ogni giorno.

La mia falsa memoria mi annienta. Quell’angolo di cervello dove si ammucchiano pensieri e ricordi e idee e bagagli culturali-immaginativi risulta essere completamente inefficace davanti alla realtà quotidiana, per il semplice motivo di esser frutto di una proiezione e non di un vissuto.

Il doppio taglio di un’arma sconosciuta che recide la membrana che separa un sentitodire da un ricordo personale.

Qualcuno mi disse che “il conoscimento diventa saggezza solo nel momento in cui diventa esperienza personale”, e ora mi vien voglia di buttar via tutti i racconti, i dialoghi i resoconti che mi son stati fatti nell’arco di tutto questo tempo. Mi vien voglia di gettarli dietro le mie spalle, come per scaramanzia, simbolizzando l’avanzata impellente di un nuovo Mondo, il MIO Mondo.

E gettando uno sguardo su questo Nuovo Mondo vedo i miei piedi strofinando le strade di Maputo con leggerezza, quasi nel tentativo di non lasciare nessuna orma sulla terra sporca e rossa di marciapiedi quasi inesistenti…reliquie di un passato coloniale, così vicino e triste.

E come si fa a passare da uno dei sette paesi più sviluppati al mondo a uno che è non è fra gli ultimi 10? Come si fa a fare un salto cosi grande senza rompersi l’osso del collo????

Sapete quanti numeri passano dal 7 al 157???No…non sono 150.

Sono milioni.

Milioni.

Milioni di anime.

E sono milioni di anime che ti guardano con sospetto e/o curiosità mentre passeggi nelle loro strade, fra le loro case, sporcandoti i piedi fino alle caviglie…

Perché qua i bianchi possono solo andare in macchine nuove e a piedi passeggiano nella zona del Museo, lontano dai canali di scolo a cielo aperto. Lontano da case ingabbiate dietro sbarre di ferro fitte e doppie, le case delle prigioni per sfuggire al ladrão.

E sapete cosa ne fanno qua dei ladroes? Li bruciano vivi!Dio mio Santo! Li mettono dentro un pneumatico vecchio e via…una vita in meno, un poco come al tempo dell’Inquisizione ma con meno teologia dietro, credo.

E il mio stupore cresce nel sapere che inchieste fatte a bambini in età elementare, rivelano che anche loro sono completamente d’accordo: “bisogna farsi giustizia da soli perché la polizia non lo fa”. E quindi bruciamoli via questi ladri di galline, di dvd, di televisioni, di pane, di riso e pianto…

Ma chi l’avrebbe mai detto che gente così silenziosa potesse manifestare tanta crudeltà??

Ed allora mi chiedo PERCHÉ??

Ma non trovo nessuna risposta.

Si, perché mi sono stufata di analisi sociologico-storiche o psico-sociologiche o storico-psichiche.

C’è qualcosa di marcio nell’umanità, in qualsiasi parte del mondo si trovi, sia quale sia la ragione.

La mia giornata inizia la mattina alle 8 quando mi sveglio silenziosamente dopo una notte d’amore, mi preparo, carico il computer in spalla e vado al lavoro.

Esco dal portone verde lasciandomi alle spalle case bianche come neve, annidiate in fila e silenziose. Macchine di 25 mila euro stanno parcheggiate aspettando qualcuno che le metta in moto per andare a passeggio.Un cane abbaia ogni volta che passo, un cocker isterico e annoiato. La guardia mi apre gentilmente la porta e io volo via verso al mia giornata.

Attraverso al strada e una pioggerellina lieve bagna i vestiti, mi fermo e aspetto la prima chapa che passa e mette la freccia gialla, barcollante come ubriaca di troppo gasolio che sputa fuori fumo negro come il cancro ai polmoni. La chapa fffffrena rumorosamente e croic croic si ferma spalancandomi la porta del purgatorio.

Tutti la dentro fermi, attaccati spalla a spalla, ventre a ventre, uniti appiccicati da un destino comune.

Andiamo.

La chapa tossisce, si lamenta e zoppicante riparte, come ogni giorno, ogni mese, ogni anno fino al collasso.

Eppure è tutto così umano la dentro.

2 commenti:

Husna ha detto...

husnadadamfupiSei Bravissima Valeria..sono molto orgogliosa di te!! MI rende molto felice sapere che hai finalmente trovato quello che stavi cercando..vedi la vita quante sorprese ci nasconde??
Quanti ricordi, quante memorie, quanti sogni detti e promesse fatte, eppure ognuno ha preso una sua strada...ed inshallah ognuno sta raggiungendo quello che cercava.
E' stupendo, e' meraviglioso!!
Questa vita e' bella...se cerchi davvero la tua strada. Ti Voglio un Bene indiscrivibile!!
Husna

Francesca ha detto...

Yo lo sabía que terminabas allá-creo que desde el primer día de clase de geografía.
E che passi agli atti, non mi è mai saltato in mente di chiederti il perché!
Saludos,
F.